E di nuovo provo quella sensazione. La gola secca, riarsa, il polverone alzato dalla battaglia, quella sabbia in cui sono caduto, mi riempie le narici e la bocca, arriva a lambire i miei polmoni. Affannosamente respiro, il sangue e il sudore si lordano di giallo ocra. Sconfitto nuovamente, nuovamente a terra mi prendo il tempo di pensare e ragionando mi chiedo dove ho sbagliato, quali mosse avrei potuto fare per non finire battuto in attesa di un gesto di clemenza dagli astanti.
Così è la vita! Sorella sorte, dal bellissimo volto astutamente bendato, un’altra volta ha rivolto il suo sguardo cieco verso i miei opponenti, favorendoli nello scontro. Sono stanco, resto a terra per riprendere un minimo di forze, per raccogliere gli ultimi sgoccioli della mia volontà. E poi inizio a rimproverarmi, che la caduta non può ridurmi così, che altre prove mi attendono, altri momenti da passare, altri ostacoli da superare accelerando, grazie Sonny.
È lì, inaccessibilmente lontano, il bicchiere, il mio bicchiere, è ancora lì, c’è del gin & tonic come al solito, è ancora mezzo pieno, proprio come l’ho lasciato. Il ghiaccio resiste, non s’è sciolto del tutto. E nonostante non ci sia Peggy Sue a rattopparmi, ritroverò l’equilibrio su questo maledetto ponte tibetano.





